I BICAMERALISMI NELL’UNIONE EUROPEA Al centro delle questioni rilevanti per la configurazione della forma di governo e della forma di stato, la questione del bicameralismo rappresenta uno dei temi di maggior rilievo, nella discussione scientifica relativa ai parlamenti. Il metodo di analisi comparata, la circolazione dei modelli, la riflessione, in alcuni casi decennale, sulla riforma, mostrano come all’interno della configurazione della seconda Camera siano presenti le possibili soluzioni a problemi di rappresentanza ed efficienza decisionale che lo Stato costituzionale contemporaneo deve affrontare. L’analisi comparata risulta ancor più utile nel caso del “cantiere aperto” dell’Unione Europea che rappresenta il laboratorio costituzionale più avanzato nelle diverse aree regionali del mondo. Ripercorrendo il filo della tradizione costituzionale degli Stati membri dell’Unione, si indagano le ragioni a favore dell’esistenza di una Camera alta, nelle esperienze di Stati federali ed unitari, evidenziando la centralità dell’obiettivo comune di provvedere ad un’efficace istituzione di controbilanciamento della prima Camera; al contempo, sempre attraverso l’analisi comparata, si evidenziano le ragioni favorevoli al monocameralismo, quasi prevalente nel costituzionalismo contemporaneo mondiale , in particolare negli Stati di piccole dimensioni e con popolazione meno numerosa. Il risultato finale è di quattordici a quattordici nell’Unione Europea: quattordici parlamenti monocamerali vs. tredici bicamerali, ai quali è possibile aggiungere il bicameralismo atipico dell’Unione Europea, data l’evoluzione sancita dal trattato di Lisbona per la procedura di codecisione tra Consiglio e Parlamento europeo. Il viaggio attraverso le più varie esperienze costituzionali contemporanee rende evidente come le ragioni dell’esistenza della seconda Camera siano da cercare nella rappresentanza territoriale e delle “aristocrazie tecniche” di cui parlava Mortati. La Riforma del Bicameralismo in Italia Il saggio approfondisce il ruolo della seconda Camera nell’ordinamento italiano, a partire dalle ragioni che ne determinarono l’istituzione e dal suo rapporto con l’altro ramo del Parlamento. Tale analisi viene condotta considerando in primo luogo il dibattito in Assemblea costituente. In quella sede, infatti, si confrontarono posizioni a deciso sostegno del bicameralismo, sia paritario che imperfetto, secondo le quali l’istituzione del Senato avrebbe garantito il controllo dell’operato della prima Camera da parte della seconda nonché un riconoscimento della struttura autonomistica dello Stato e del ruolo attribuito alle regioni, con posizioni privilegianti il monocameralismo in nome del rispetto dell’unicità della sovranità popolare. Tali premesse introducono la riflessione relativa alla formula di Senato “a base regionale” presente in Costituzione, evidenziando come essa sia stata concretamente attuata attraverso la previsione di un sistema elettorale differente per le due Camere che spesso è stata ritenuta non pienamente confacente all’opzione che i padri costituenti intendevano esprimere. Questa consapevolezza è stata alla base dei molteplici tentativi di riforma della seconda Camera che si sono succeduti nelle varie legislature, ponendo l’accento sulle ragioni che ne hanno determinato il fallimento. In conclusione, il saggio suggerisce di procedere ad «una via all’italiana per la riforma del bicameralismo» che riconosca effettivamente il sistema delle autonomie previsto dalla Costituzione attualmente in vigore e ponga l’ordinamento italiano in linea di continuità con i trend europei, in cui «le funzioni “classiche” di rappresentanza e di garanzia istituzionale delle seconde Camere cedono il passo ad esigenze di coerenza e di rapidità nella decisone politica […] e le ragioni della rappresentanza territoriale si consolidano e si espandono dai processi federativi ai processi disgregativi dei poteri delle istituzioni centrali».

I bicameralismi nell'Unione europea / Decaro, Carmela. - (2008), pp. 7-39.

I bicameralismi nell'Unione europea

DECARO, CARMELA
2008

Abstract

I BICAMERALISMI NELL’UNIONE EUROPEA Al centro delle questioni rilevanti per la configurazione della forma di governo e della forma di stato, la questione del bicameralismo rappresenta uno dei temi di maggior rilievo, nella discussione scientifica relativa ai parlamenti. Il metodo di analisi comparata, la circolazione dei modelli, la riflessione, in alcuni casi decennale, sulla riforma, mostrano come all’interno della configurazione della seconda Camera siano presenti le possibili soluzioni a problemi di rappresentanza ed efficienza decisionale che lo Stato costituzionale contemporaneo deve affrontare. L’analisi comparata risulta ancor più utile nel caso del “cantiere aperto” dell’Unione Europea che rappresenta il laboratorio costituzionale più avanzato nelle diverse aree regionali del mondo. Ripercorrendo il filo della tradizione costituzionale degli Stati membri dell’Unione, si indagano le ragioni a favore dell’esistenza di una Camera alta, nelle esperienze di Stati federali ed unitari, evidenziando la centralità dell’obiettivo comune di provvedere ad un’efficace istituzione di controbilanciamento della prima Camera; al contempo, sempre attraverso l’analisi comparata, si evidenziano le ragioni favorevoli al monocameralismo, quasi prevalente nel costituzionalismo contemporaneo mondiale , in particolare negli Stati di piccole dimensioni e con popolazione meno numerosa. Il risultato finale è di quattordici a quattordici nell’Unione Europea: quattordici parlamenti monocamerali vs. tredici bicamerali, ai quali è possibile aggiungere il bicameralismo atipico dell’Unione Europea, data l’evoluzione sancita dal trattato di Lisbona per la procedura di codecisione tra Consiglio e Parlamento europeo. Il viaggio attraverso le più varie esperienze costituzionali contemporanee rende evidente come le ragioni dell’esistenza della seconda Camera siano da cercare nella rappresentanza territoriale e delle “aristocrazie tecniche” di cui parlava Mortati. La Riforma del Bicameralismo in Italia Il saggio approfondisce il ruolo della seconda Camera nell’ordinamento italiano, a partire dalle ragioni che ne determinarono l’istituzione e dal suo rapporto con l’altro ramo del Parlamento. Tale analisi viene condotta considerando in primo luogo il dibattito in Assemblea costituente. In quella sede, infatti, si confrontarono posizioni a deciso sostegno del bicameralismo, sia paritario che imperfetto, secondo le quali l’istituzione del Senato avrebbe garantito il controllo dell’operato della prima Camera da parte della seconda nonché un riconoscimento della struttura autonomistica dello Stato e del ruolo attribuito alle regioni, con posizioni privilegianti il monocameralismo in nome del rispetto dell’unicità della sovranità popolare. Tali premesse introducono la riflessione relativa alla formula di Senato “a base regionale” presente in Costituzione, evidenziando come essa sia stata concretamente attuata attraverso la previsione di un sistema elettorale differente per le due Camere che spesso è stata ritenuta non pienamente confacente all’opzione che i padri costituenti intendevano esprimere. Questa consapevolezza è stata alla base dei molteplici tentativi di riforma della seconda Camera che si sono succeduti nelle varie legislature, ponendo l’accento sulle ragioni che ne hanno determinato il fallimento. In conclusione, il saggio suggerisce di procedere ad «una via all’italiana per la riforma del bicameralismo» che riconosca effettivamente il sistema delle autonomie previsto dalla Costituzione attualmente in vigore e ponga l’ordinamento italiano in linea di continuità con i trend europei, in cui «le funzioni “classiche” di rappresentanza e di garanzia istituzionale delle seconde Camere cedono il passo ad esigenze di coerenza e di rapidità nella decisone politica […] e le ragioni della rappresentanza territoriale si consolidano e si espandono dai processi federativi ai processi disgregativi dei poteri delle istituzioni centrali».
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