Gli abusi per compressione si collocano all'intersezione fra differenti forme di condotte unilaterali potenzialmente anticompetitive. Il carattere ibrido della figura è ulteriormente rafforzato dalla frequente sovrapposizione di due diversi ambiti disciplinari astrattamente rilevanti, rappresentati dal diritto della concorrenza e dalla regolamentazione di settore. Tanto nel dibattito accademico quanto nella pratica operativa, ci si è chiesti se la combinazione di un prezzo all'ingrosso lecito e di un prezzo al dettaglio non predatorio si presti ad essere qualificata come condotta anticompetitiva sulla scorta dell'analisi del margine tra i due prezzi. Nel presente articolo si sostiene che non v'è bisogno d'una separata teoria antitrust del "price squeeze". Assumendo che i costi sostenuti per fornire un prodotto ai rivali e alle proprie divisioni interne non differiscano, la compressione dei margini non può che derivare da una forma di discriminazione interna-esterna nel mercato a monte ("price squeeze" discriminatorio), o da una condotta predatoria in quello a valle ("price squeeze" predatorio). Sennonché, quando la divisione a valle dell'impresa dominante non è un'entità giuridica separata, distinguere il "price squeeze" discriminatorio da quello predatorio può rivelarsi impossibile, perché in molti contesti d'integrazione verticale non v'è traccia di prezzi di trasferimento interno. In tali ipotesi, una cornice analitica che conduca a un inquadramento coerente della fattispecie potrebbe rivelarsi utile, se intesa come strumento per individuare condotte che sarebbero illecite sulla base delle tradizionali elaborazioni in tema di responsabilità antitrust, ma che non sono direttamente osservabili dall'esterno. In luogo di mutuare strumenti e criteri di valutazione di natura regolamentare, il quadro analitico per l'apprezzamento delle politiche di compressione dei margini dovrebbe essere ricostruito secondo direttrici coerenti con i principî consolidati del diritto della concorrenza. L'inquadramento teorico adottato nel presente lavoro offre argomenti a sostegno dell'estensione dei principî in tema di rifiuto di contrarre ai casi di compressione dei margini, nonché dell'applicazione del test del concorrente altrettanto efficiente per verificare se una determinata politica di prezzo sia anticompetitiva.

“Squeezing price squeeze”: la compressione dei margini nel diritto antitrust comunitario / Pardolesi, Roberto; G., Faella. - In: MERCATO CONCORRENZA REGOLE. - ISSN 1590-5128. - 2010:1(2010), pp. 29-62.

“Squeezing price squeeze”: la compressione dei margini nel diritto antitrust comunitario

PARDOLESI, ROBERTO;
2010

Abstract

Gli abusi per compressione si collocano all'intersezione fra differenti forme di condotte unilaterali potenzialmente anticompetitive. Il carattere ibrido della figura è ulteriormente rafforzato dalla frequente sovrapposizione di due diversi ambiti disciplinari astrattamente rilevanti, rappresentati dal diritto della concorrenza e dalla regolamentazione di settore. Tanto nel dibattito accademico quanto nella pratica operativa, ci si è chiesti se la combinazione di un prezzo all'ingrosso lecito e di un prezzo al dettaglio non predatorio si presti ad essere qualificata come condotta anticompetitiva sulla scorta dell'analisi del margine tra i due prezzi. Nel presente articolo si sostiene che non v'è bisogno d'una separata teoria antitrust del "price squeeze". Assumendo che i costi sostenuti per fornire un prodotto ai rivali e alle proprie divisioni interne non differiscano, la compressione dei margini non può che derivare da una forma di discriminazione interna-esterna nel mercato a monte ("price squeeze" discriminatorio), o da una condotta predatoria in quello a valle ("price squeeze" predatorio). Sennonché, quando la divisione a valle dell'impresa dominante non è un'entità giuridica separata, distinguere il "price squeeze" discriminatorio da quello predatorio può rivelarsi impossibile, perché in molti contesti d'integrazione verticale non v'è traccia di prezzi di trasferimento interno. In tali ipotesi, una cornice analitica che conduca a un inquadramento coerente della fattispecie potrebbe rivelarsi utile, se intesa come strumento per individuare condotte che sarebbero illecite sulla base delle tradizionali elaborazioni in tema di responsabilità antitrust, ma che non sono direttamente osservabili dall'esterno. In luogo di mutuare strumenti e criteri di valutazione di natura regolamentare, il quadro analitico per l'apprezzamento delle politiche di compressione dei margini dovrebbe essere ricostruito secondo direttrici coerenti con i principî consolidati del diritto della concorrenza. L'inquadramento teorico adottato nel presente lavoro offre argomenti a sostegno dell'estensione dei principî in tema di rifiuto di contrarre ai casi di compressione dei margini, nonché dell'applicazione del test del concorrente altrettanto efficiente per verificare se una determinata politica di prezzo sia anticompetitiva.
Antitrust; Unilateral Conduct; Abuse of Dominance; Price Squeeze or Margin Squeeze
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