Il contributo analizza le ragioni e le conseguenze della legge Nordio n. 114/2024, che ha abrogato il delitto di abuso d’ufficio (art. 323 c.p.) e riscritto la disciplina del traffico di influenze illecite (art. 346-bis c.p.). Vengono approfondite le radici del travaglio legislativo e applicativo che ha segnato entrambe le fattispecie, riconducibile alla persistente difficoltà del legislatore di bilanciare esigenze tra loro confliggenti. Particolare attenzione è dedicata ai profili di possibile illegittimità costituzionale connessi a eventuali obblighi convenzionali, rispetto ai quali viene criticata l’idea di un vincolo implicito di non regressione penale (standstill), asseritamente desumibile dalle fonti internazionali, e viene comunque ribadita la funzione dei “controlimiti” per schermare il nucleo duro dei principi costituzionali di rilevanza penalistica. In conclusione, si rivendica la necessità di una scienza della legislazione penale capace di orientare e tradurre in soluzioni tecnicamente adeguate le scelte politiche, evitando squilibri e indesiderabili lacune di tutela, ma anche derive simboliche che rischiano di compromettere i pilastri dello Stato di diritto, anche per effetto di un inedito – e non auspicabile – “panpenalismo sovranazionalista”.
Mongillo, Vincenzo. (2025). La Legge Nordio tra vuoti di tutela, rischi di “panpenalismo internazionale” e occasioni perse di una nuova legalità amministrativa. SISTEMA PENALE, (ISSN: 2704-8098),4, 83-120.
La Legge Nordio tra vuoti di tutela, rischi di “panpenalismo internazionale” e occasioni perse di una nuova legalità amministrativa
Mongillo
2025
Abstract
Il contributo analizza le ragioni e le conseguenze della legge Nordio n. 114/2024, che ha abrogato il delitto di abuso d’ufficio (art. 323 c.p.) e riscritto la disciplina del traffico di influenze illecite (art. 346-bis c.p.). Vengono approfondite le radici del travaglio legislativo e applicativo che ha segnato entrambe le fattispecie, riconducibile alla persistente difficoltà del legislatore di bilanciare esigenze tra loro confliggenti. Particolare attenzione è dedicata ai profili di possibile illegittimità costituzionale connessi a eventuali obblighi convenzionali, rispetto ai quali viene criticata l’idea di un vincolo implicito di non regressione penale (standstill), asseritamente desumibile dalle fonti internazionali, e viene comunque ribadita la funzione dei “controlimiti” per schermare il nucleo duro dei principi costituzionali di rilevanza penalistica. In conclusione, si rivendica la necessità di una scienza della legislazione penale capace di orientare e tradurre in soluzioni tecnicamente adeguate le scelte politiche, evitando squilibri e indesiderabili lacune di tutela, ma anche derive simboliche che rischiano di compromettere i pilastri dello Stato di diritto, anche per effetto di un inedito – e non auspicabile – “panpenalismo sovranazionalista”.| File | Dimensione | Formato | |
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