Le riflessioni sul Post Expo sono mosse dalla necessità di andare oltre all’approccio tipico dell’urbanistica per progetti, basato sull’accordo pubblico-privato, e di spingersi verso un modello di rigenerazione urbana basato sull’accordo tra pubblico, privato e comunità. Quest’ultimo deve essere raggiunto tramite la collaborazione di tutti i soggetti della quintupla elica (Etzkowitz and Leydesdorff, 2000; Carayannis & Campbell, 2010; Barth, 2011; Iaione, 2016) che compongono l’ecosistema d’innovazione urbana: attori pubblici, privati, cognitivi, sociali e civici. In un tale sistema, tutti questi attori concorrono alla formazione di politiche pubbliche e partecipano al processo di pianificazione urbana trasformando le città in città collaborative o Co-Città (Chirulli e Iaione, 2019). Il Post Expo, abbracciando il diritto alla città delle comunità (Chirulli e Iaione, 2018) potrà quindi valorizzare la diffusione di un paradigma collaborativo ispirato a forme di “azione collettiva urbana”, tramite le quali gli abitanti e gli utenti delle città si organizzano per cogestire i “beni comuni urbani”, ossia spazi pubblici, beni pubblici o privati abbandonati, servizi o addirittura interi quartieri e, in ultima istanza, la città nel suo complesso (Foster e Iaione, 2016; Iaione, 2013). La significatività del fenomeno per l'esperienza dell’esposizione appare evidente riconoscendo che in essa la qualità dello spazio urbano dipende non solo dalla quantità delle dotazioni - infrastrutture e servizi - presenti e dalla qualità dei progetti e dei manufatti, ma soprattutto dalle relazioni istituite fra gli ambiti della città e chi li vive e dalle concrete opportunità che i primi offrono ai secondi riflettendone le possibilità e necessità, e consentendo loro di trasformare gli ambiti urbani (Bellaviti, 2011). Il Post Expo potrà quindi lavorare sulla strutturazione del dialogo a livello locale tra i componenti dell’ecosistema d’innovazione e sulla costruzione di regole, procedure e modalità organizzative che permettano una stabile alleanza nel tempo tra pubblico, privato, cognitivo, terzo settore e comunità, imprescindibile per pensare di poter ottenere un impatto sulla forma urbana dalle pratiche d’innovazione ed esperienziali. Il Post Expo intende quindi superare il concetto del recupero, stretto nella sua dimensione urbanistico-edilizia e mirare ad una nuova armonizzazione delle azioni con il contesto, capace di integrare anche gli aspetti sociali, e soprattutto la componente innovativa. Tale superamento può essere raggiunto contrapponendo alla zonizzazione omogenea il concetto di integrazione delle funzioni e rafforzando la compartecipazione di attori pubblici, cognitivi, privati, sociali e civici nella promozione degli interventi, con conseguenze sul reperimento delle risorse e sovvertendo il rischio di esclusione delle comunità dai benefici delle esposizioni in termini di sviluppo locale socioeconomico e urbano, rendendo l’ambito una legittima piattaforma abilitante anche attraverso la sperimentazione di processi, modalità organizzative e nuovi modelli giuridici1 . Punti fermi dovranno essere: I. Inclusione: la costruzione di processi aperti e antifragili, per fare in modo che tutte le persone coinvolte contribuiscano allo sviluppo del loro territorio anche guardando alle best practices di altre città dei network United Cities and Local governments; II. Innovazione: la cooperazione dell’ecosistema dell’innovazione (quintupla elica) garantendo l’inclusività grazie ad un corretto uso e sviluppo di spazi, attività e delle tecnologie emergenti per obiettivi di sviluppo sostenibile; III. Rigenerazione: la centralità dell’approccio place-based, poiché le interazioni tra le persone e il loro territorio di riferimento variano costantemente, nonché la necessità di abbinare alle trasformazioni socioeconomiche anche quelle fisiche per fare in modo che i cambiamenti nel territorio rispondano ai bisogni delle persone e supportino la transizione ecologica e sostenibile. Roma dovrà diventare come un’area chiave per ospitare istituzioni multilaterali affinché investano anche loro.

Post Expo 2030: verso un Parco della “Conoscenza Aperta e Collaborativa per Persone e Territori Sostenibili” attraverso i principi dell’“Educational Urbanism” e un partenariato 5P (pubblico-privato-scienza-sociale-civico) / Iaione, Fernando Christian; Kappler, Luna; Abeywardena, Penny. - (2022).

Post Expo 2030: verso un Parco della “Conoscenza Aperta e Collaborativa per Persone e Territori Sostenibili” attraverso i principi dell’“Educational Urbanism” e un partenariato 5P (pubblico-privato-scienza-sociale-civico)

Christian Fernando Iaione;Luna Kappler;
2022

Abstract

Le riflessioni sul Post Expo sono mosse dalla necessità di andare oltre all’approccio tipico dell’urbanistica per progetti, basato sull’accordo pubblico-privato, e di spingersi verso un modello di rigenerazione urbana basato sull’accordo tra pubblico, privato e comunità. Quest’ultimo deve essere raggiunto tramite la collaborazione di tutti i soggetti della quintupla elica (Etzkowitz and Leydesdorff, 2000; Carayannis & Campbell, 2010; Barth, 2011; Iaione, 2016) che compongono l’ecosistema d’innovazione urbana: attori pubblici, privati, cognitivi, sociali e civici. In un tale sistema, tutti questi attori concorrono alla formazione di politiche pubbliche e partecipano al processo di pianificazione urbana trasformando le città in città collaborative o Co-Città (Chirulli e Iaione, 2019). Il Post Expo, abbracciando il diritto alla città delle comunità (Chirulli e Iaione, 2018) potrà quindi valorizzare la diffusione di un paradigma collaborativo ispirato a forme di “azione collettiva urbana”, tramite le quali gli abitanti e gli utenti delle città si organizzano per cogestire i “beni comuni urbani”, ossia spazi pubblici, beni pubblici o privati abbandonati, servizi o addirittura interi quartieri e, in ultima istanza, la città nel suo complesso (Foster e Iaione, 2016; Iaione, 2013). La significatività del fenomeno per l'esperienza dell’esposizione appare evidente riconoscendo che in essa la qualità dello spazio urbano dipende non solo dalla quantità delle dotazioni - infrastrutture e servizi - presenti e dalla qualità dei progetti e dei manufatti, ma soprattutto dalle relazioni istituite fra gli ambiti della città e chi li vive e dalle concrete opportunità che i primi offrono ai secondi riflettendone le possibilità e necessità, e consentendo loro di trasformare gli ambiti urbani (Bellaviti, 2011). Il Post Expo potrà quindi lavorare sulla strutturazione del dialogo a livello locale tra i componenti dell’ecosistema d’innovazione e sulla costruzione di regole, procedure e modalità organizzative che permettano una stabile alleanza nel tempo tra pubblico, privato, cognitivo, terzo settore e comunità, imprescindibile per pensare di poter ottenere un impatto sulla forma urbana dalle pratiche d’innovazione ed esperienziali. Il Post Expo intende quindi superare il concetto del recupero, stretto nella sua dimensione urbanistico-edilizia e mirare ad una nuova armonizzazione delle azioni con il contesto, capace di integrare anche gli aspetti sociali, e soprattutto la componente innovativa. Tale superamento può essere raggiunto contrapponendo alla zonizzazione omogenea il concetto di integrazione delle funzioni e rafforzando la compartecipazione di attori pubblici, cognitivi, privati, sociali e civici nella promozione degli interventi, con conseguenze sul reperimento delle risorse e sovvertendo il rischio di esclusione delle comunità dai benefici delle esposizioni in termini di sviluppo locale socioeconomico e urbano, rendendo l’ambito una legittima piattaforma abilitante anche attraverso la sperimentazione di processi, modalità organizzative e nuovi modelli giuridici1 . Punti fermi dovranno essere: I. Inclusione: la costruzione di processi aperti e antifragili, per fare in modo che tutte le persone coinvolte contribuiscano allo sviluppo del loro territorio anche guardando alle best practices di altre città dei network United Cities and Local governments; II. Innovazione: la cooperazione dell’ecosistema dell’innovazione (quintupla elica) garantendo l’inclusività grazie ad un corretto uso e sviluppo di spazi, attività e delle tecnologie emergenti per obiettivi di sviluppo sostenibile; III. Rigenerazione: la centralità dell’approccio place-based, poiché le interazioni tra le persone e il loro territorio di riferimento variano costantemente, nonché la necessità di abbinare alle trasformazioni socioeconomiche anche quelle fisiche per fare in modo che i cambiamenti nel territorio rispondano ai bisogni delle persone e supportino la transizione ecologica e sostenibile. Roma dovrà diventare come un’area chiave per ospitare istituzioni multilaterali affinché investano anche loro.
Post Expo 2030: verso un Parco della “Conoscenza Aperta e Collaborativa per Persone e Territori Sostenibili” attraverso i principi dell’“Educational Urbanism” e un partenariato 5P (pubblico-privato-scienza-sociale-civico) / Iaione, Fernando Christian; Kappler, Luna; Abeywardena, Penny. - (2022).
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