Published in English, the article is a history of administrative law scholarship in Italy from 1800 to the present day. It begins with administrative law’s birth as a science through the offices of Gian Domenico Romagnosi during the Napoleonic first fifteen years of the nineteenth century. It then follows the slow evolution spanning the mid-nineteenth century that was brought about by the so-called “pre-Orlandians”. It scrutinizes the fundamental contribution made during the final quarter of the century by Vittorio Emanuele Orlando, Oreste Ranelletti, Federico Cammeo and the Italian school of public law. It analyses the age of the State in crisis in the first decades of the twentieth century and the work of Santi Romano, in particular. It dwells on the regression occurring during the fascist period, paying especially detailed attention to the contributions made by Guido Zanobini and Giovanni Miele. It describes the rebirth of administrative law studies after the Second World War, thanks, in particular, to Giannini, Benvenuti, Sandulli and Nigro. It examines the reasons for the decline of the “invariants” during the seventies and eighties, the era in which the State’s deconstruction begins. It analyses the profound transformations brought about in the nineties by the European influence, in particular. It finally arrives at the crisis of the current period, an era characterised by global (dis)order but also by the need to reweave the threads of administrative law and its science by formulating new paradigms, whilst taking account of history’s lessons. The final part of the article attempts to gather up the threads of the enquiry. During the course of the last two centuries (and during the age of constitutional democracy, in particular) Italian administrative law has covered much ground: originally the law of the State, it is now, to a great extent, a law operating beyond the State. Formerly identified with the exercise of public power, it has become the vehicle for supplying services and disbursing funds. Once characterised by its special status, it increasingly frequently uses instruments governed by private law and, in many cases, creates a jus commune or mixed, public/private law. There are those who see in these profound transformations the signs of a crisis and the risk that the academic discipline will lose its importance. During the course of its journey, however, administrative law has shown that it has the antibodies to be able to survive the greatest of changes and, indeed, extend to contexts that only a few years earlier would have been unthinkable. It had been seen at one with the concept of the modern State (coming into existence with it) and inconceivable outside it. Nowadays, there exists an active European administrative law that is capable of extending its area of influence and the effects of administrative studies with a global-law orientation are also rapidly spreading.

L’articolo, pubblicato in lingua inglese, è dedicato alla storia della scienza del diritto amministrativo in Italia dal 1800 ai giorni nostri. Esso prende le mosse dalla nascita della scienza del diritto amministrativo nel primo quindicennio dell’Ottocento, in epoca napoleonica, ad opera di Gian Domenico Romagnosi; segue il lento sviluppo, nella parte centrale del XIX secolo, prodotto dai cd. preorlandiani; esamina nel dettaglio il fondamentale contributo, nell’ultimo quarto del secolo, di Vittorio Emanuele Orlando, Oreste Ranelletti, Federico Cammeo e della scuola italiana di diritto pubblico; analizza l’età della crisi dello Stato nei primi decenni del Novecento e, in particolare, l’opera di Santi Romano; si sofferma sull’involuzione del periodo fascista, approfondendo specialmente il contributo di Guido Zanobini e Giovanni Miele; descrive la rinascita degli studi amministrativo nel secondo dopoguerra, in particolare per merito di Giannini, Benvenuti, Sandulli e Nigro; esamina le ragioni della caduta delle invarianti negli anni Settanta e Ottanta, età in cui si avvia la decostruzione dello Stato; analizza le profonde trasformazioni degli anni Novanta, determinate, in particolare, dall’influenza europea; giunge, infine, alla crisi del periodo in corso, epoca connotata dal (dis)ordine globale, ma anche dalla necessità di ritessere le fila del diritto amministrativo e della sua scienza, attraverso l’elaborazione di nuovi paradigmi, ma tenendo conto degli insegnamenti della storia. Nella parte finale dell’articolo si tenta di tirare le fila dell’indagine. Nell’arco degli ultimi due secoli, e in particolare nel corso dell’età della democrazia costituzionale, il diritto amministrativo italiano ha compiuto un lungo tragitto: nato come diritto dello Stato è, ormai, in gran parte, diritto extrastatuale; identificato con l’esercizio del potere pubblico è divenuto, per lo più, attività di prestazione e di erogazione; caratterizzato dalla specialità, opera sempre più spesso con strumenti privatistici e dà vita, in molti casi, ad un diritto comune o misto, pubblico-privato. Vi è chi individua in queste profonde trasformazioni i segni di una crisi e il rischio di una perdita di rilievo del settore disciplinare. Ma nel corso di questo tragitto, il diritto amministrativo ha dimostrato di possedere anticorpi per poter sopravvivere alle più intense trasformazioni e, anzi, per diffondersi anche in ambiti soltanto pochi anni orsono non contemplabili. Esso era inteso come un tutt’uno con la nozione di Stato moderno (essendo nato con questo) e non pensabile al di fuori. Oggi, vi è un diritto amministrativo europeo, attivo e dotato di capacità diffusiva, e si stanno espandendo con rapidità anche i riflessi degli studi amministrativi in riferimento al diritto globale.

Administrative Law Scholarship in Italy (1800-2010) / Sandulli, A. - In: RIVISTA TRIMESTRALE DI DIRITTO PUBBLICO. - ISSN 0557-1464. - LX:4(2010), pp. 1055-1122.

Administrative Law Scholarship in Italy (1800-2010)

SANDULLI A
2010

Abstract

L’articolo, pubblicato in lingua inglese, è dedicato alla storia della scienza del diritto amministrativo in Italia dal 1800 ai giorni nostri. Esso prende le mosse dalla nascita della scienza del diritto amministrativo nel primo quindicennio dell’Ottocento, in epoca napoleonica, ad opera di Gian Domenico Romagnosi; segue il lento sviluppo, nella parte centrale del XIX secolo, prodotto dai cd. preorlandiani; esamina nel dettaglio il fondamentale contributo, nell’ultimo quarto del secolo, di Vittorio Emanuele Orlando, Oreste Ranelletti, Federico Cammeo e della scuola italiana di diritto pubblico; analizza l’età della crisi dello Stato nei primi decenni del Novecento e, in particolare, l’opera di Santi Romano; si sofferma sull’involuzione del periodo fascista, approfondendo specialmente il contributo di Guido Zanobini e Giovanni Miele; descrive la rinascita degli studi amministrativo nel secondo dopoguerra, in particolare per merito di Giannini, Benvenuti, Sandulli e Nigro; esamina le ragioni della caduta delle invarianti negli anni Settanta e Ottanta, età in cui si avvia la decostruzione dello Stato; analizza le profonde trasformazioni degli anni Novanta, determinate, in particolare, dall’influenza europea; giunge, infine, alla crisi del periodo in corso, epoca connotata dal (dis)ordine globale, ma anche dalla necessità di ritessere le fila del diritto amministrativo e della sua scienza, attraverso l’elaborazione di nuovi paradigmi, ma tenendo conto degli insegnamenti della storia. Nella parte finale dell’articolo si tenta di tirare le fila dell’indagine. Nell’arco degli ultimi due secoli, e in particolare nel corso dell’età della democrazia costituzionale, il diritto amministrativo italiano ha compiuto un lungo tragitto: nato come diritto dello Stato è, ormai, in gran parte, diritto extrastatuale; identificato con l’esercizio del potere pubblico è divenuto, per lo più, attività di prestazione e di erogazione; caratterizzato dalla specialità, opera sempre più spesso con strumenti privatistici e dà vita, in molti casi, ad un diritto comune o misto, pubblico-privato. Vi è chi individua in queste profonde trasformazioni i segni di una crisi e il rischio di una perdita di rilievo del settore disciplinare. Ma nel corso di questo tragitto, il diritto amministrativo ha dimostrato di possedere anticorpi per poter sopravvivere alle più intense trasformazioni e, anzi, per diffondersi anche in ambiti soltanto pochi anni orsono non contemplabili. Esso era inteso come un tutt’uno con la nozione di Stato moderno (essendo nato con questo) e non pensabile al di fuori. Oggi, vi è un diritto amministrativo europeo, attivo e dotato di capacità diffusiva, e si stanno espandendo con rapidità anche i riflessi degli studi amministrativi in riferimento al diritto globale.
Diritto amministrativo; Diritto pubblico; Metodo giuridico; Stato; Storia del diritto
Published in English, the article is a history of administrative law scholarship in Italy from 1800 to the present day. It begins with administrative law’s birth as a science through the offices of Gian Domenico Romagnosi during the Napoleonic first fifteen years of the nineteenth century. It then follows the slow evolution spanning the mid-nineteenth century that was brought about by the so-called “pre-Orlandians”. It scrutinizes the fundamental contribution made during the final quarter of the century by Vittorio Emanuele Orlando, Oreste Ranelletti, Federico Cammeo and the Italian school of public law. It analyses the age of the State in crisis in the first decades of the twentieth century and the work of Santi Romano, in particular. It dwells on the regression occurring during the fascist period, paying especially detailed attention to the contributions made by Guido Zanobini and Giovanni Miele. It describes the rebirth of administrative law studies after the Second World War, thanks, in particular, to Giannini, Benvenuti, Sandulli and Nigro. It examines the reasons for the decline of the “invariants” during the seventies and eighties, the era in which the State’s deconstruction begins. It analyses the profound transformations brought about in the nineties by the European influence, in particular. It finally arrives at the crisis of the current period, an era characterised by global (dis)order but also by the need to reweave the threads of administrative law and its science by formulating new paradigms, whilst taking account of history’s lessons. The final part of the article attempts to gather up the threads of the enquiry. During the course of the last two centuries (and during the age of constitutional democracy, in particular) Italian administrative law has covered much ground: originally the law of the State, it is now, to a great extent, a law operating beyond the State. Formerly identified with the exercise of public power, it has become the vehicle for supplying services and disbursing funds. Once characterised by its special status, it increasingly frequently uses instruments governed by private law and, in many cases, creates a jus commune or mixed, public/private law. There are those who see in these profound transformations the signs of a crisis and the risk that the academic discipline will lose its importance. During the course of its journey, however, administrative law has shown that it has the antibodies to be able to survive the greatest of changes and, indeed, extend to contexts that only a few years earlier would have been unthinkable. It had been seen at one with the concept of the modern State (coming into existence with it) and inconceivable outside it. Nowadays, there exists an active European administrative law that is capable of extending its area of influence and the effects of administrative studies with a global-law orientation are also rapidly spreading.
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