I gruppi di imprese sono una realtà alquanto diffusa nel nostro Paese. Non solo quasi tutte le imprese di grandi dimensioni appartengono a strutture di gruppo, ma anche le piccole e medie imprese tendono a governare un determinato insieme di attività attraverso la costituzione di più società collegate tra loro da partecipazioni azionarie (Cannari, Gola, 1996). La diffusione del fenomeno spinge sia lo studioso, sia l’uomo di azienda ad interrogarsi su quali possano essere i benefici conseguibili attraverso la costituzione di architetture societarie complesse. In altre parole, si vuole comprendere quali sono i vantaggi di tipo economico che la forma a gruppo consente di ottenere rispetto alla gestione delle stesse combinazioni economiche all’interno di una singola impresa indivisa o lasciando al mercato o alle aggregazioni “non equity” (reti o costellazioni di imprese) la regolazione dei rapporti tra più imprese indipendenti. Anche se parte delle argomentazioni sviluppate di seguito vale per differenti tipi di aggregati, qui ci si pone l’obiettivo di indagare le motivazioni di tipo economico che spingono imprenditori e manager a scegliere la struttura a gruppo all’interno del vasto insieme di alternative costituito dai vari tipi di aggregati aziendali (Airoldi, Brunetti, Coda, 1994). L’ottica con cui si indaga il fenomeno “gruppo di imprese” è quella del manager o dell’imprenditore che, ponendosi nella posizione di eventuale capogruppo, desidera capire se, ed in quali circostanze, è conveniente adottare tale struttura. Il tema è svolto richiamando sia gli aspetti teorici, sia l’evidenza empirica relativa alla diffusione delle strutture a gruppo con l’obiettivo di dare maggiore concretezza alle argomentazioni proposte. Il tema dei gruppi di imprese è stato analizzato da molti studiosi; nonostante la validità di tali studi, alcune delle funzioni che tali forme di aggregati possono svolgere non sono state analizzate sufficientemente. In particolare, gli aggregati aziendali sono sempre stati studiati con l’obiettivo di trovare la soluzione migliore al problema dell’efficienza e dell’efficacia organizzativa; pur non disconoscendo la validità di tale impostazione, si vuole dimostrare come essa non consideri alcuni aspetti rilevanti, ad esempio che essi possono essere creati anche per distribuire risorse e ricompense a favore di determinati soggetti. Inoltre, coloro che hanno analizzato il funzionamento dei gruppi di imprese lo hanno fatto prevalentemente utilizzando dicotomie o classificazioni monodimensionali (gruppi industriali verso gruppi finanziari; gruppi orizzontali verso gruppi verticali; etc.), che mal si adattano a cogliere la molteplicità di situazioni e di dimensioni che il termine gruppo di impresa sottende. In sintesi, tale contributo vuole mostrare la pluralità delle funzioni che possono svolgere i gruppi di imprese con l’obiettivo di: 1) comprendere che i gruppi di imprese non sono creati solo con l’obiettivo di migliorare l’efficienza e l’efficacia organizzativa, ma anche per altrettanto rilevanti finalità; 2) mostrare come ogni dicotomia utilizzata per descrivere ed interpretare il funzionamento dei gruppi tenda a sovrasemplificare il problema di come gestire le imprese che fanno parte del gruppo. Il lavoro si suddivide in sette paragrafi, uno per ognuna delle motivazioni alla base della diffusione delle strutture a gruppo: 1. il gruppo come moltiplicatore della capacità di controllo; 2. il gruppo come mercato misto (interno/esterno) dei capitali; 3. il gruppo come sistema di correlazione tra contributi e ricompense e come ripartitore dei rischi; 4. il gruppo come mercato interno dei beni e come ripartitore dei risultati reddituali; 5. il gruppo come mercato misto (interno/esterno) delle “competenze” e delle “risorse”; 6. il gruppo come strumento di gestione tributaria; 7. il gruppo come mix di forme giuridiche e di dimensioni. Nelle conclusioni vengono riprese le sette motivazioni che spingono alla adozione della struttura a gruppo con l’obiettivo di fornire suggerimenti operativi che facilitino la scelta tra le varie alternative.

I gruppi di imprese / Zattoni, Alessandro. - In: SVILUPPO & ORGANIZZAZIONE. - ISSN 0391-7045. - (1997), pp. 47-63.

I gruppi di imprese

ZATTONI, ALESSANDRO
1997

Abstract

I gruppi di imprese sono una realtà alquanto diffusa nel nostro Paese. Non solo quasi tutte le imprese di grandi dimensioni appartengono a strutture di gruppo, ma anche le piccole e medie imprese tendono a governare un determinato insieme di attività attraverso la costituzione di più società collegate tra loro da partecipazioni azionarie (Cannari, Gola, 1996). La diffusione del fenomeno spinge sia lo studioso, sia l’uomo di azienda ad interrogarsi su quali possano essere i benefici conseguibili attraverso la costituzione di architetture societarie complesse. In altre parole, si vuole comprendere quali sono i vantaggi di tipo economico che la forma a gruppo consente di ottenere rispetto alla gestione delle stesse combinazioni economiche all’interno di una singola impresa indivisa o lasciando al mercato o alle aggregazioni “non equity” (reti o costellazioni di imprese) la regolazione dei rapporti tra più imprese indipendenti. Anche se parte delle argomentazioni sviluppate di seguito vale per differenti tipi di aggregati, qui ci si pone l’obiettivo di indagare le motivazioni di tipo economico che spingono imprenditori e manager a scegliere la struttura a gruppo all’interno del vasto insieme di alternative costituito dai vari tipi di aggregati aziendali (Airoldi, Brunetti, Coda, 1994). L’ottica con cui si indaga il fenomeno “gruppo di imprese” è quella del manager o dell’imprenditore che, ponendosi nella posizione di eventuale capogruppo, desidera capire se, ed in quali circostanze, è conveniente adottare tale struttura. Il tema è svolto richiamando sia gli aspetti teorici, sia l’evidenza empirica relativa alla diffusione delle strutture a gruppo con l’obiettivo di dare maggiore concretezza alle argomentazioni proposte. Il tema dei gruppi di imprese è stato analizzato da molti studiosi; nonostante la validità di tali studi, alcune delle funzioni che tali forme di aggregati possono svolgere non sono state analizzate sufficientemente. In particolare, gli aggregati aziendali sono sempre stati studiati con l’obiettivo di trovare la soluzione migliore al problema dell’efficienza e dell’efficacia organizzativa; pur non disconoscendo la validità di tale impostazione, si vuole dimostrare come essa non consideri alcuni aspetti rilevanti, ad esempio che essi possono essere creati anche per distribuire risorse e ricompense a favore di determinati soggetti. Inoltre, coloro che hanno analizzato il funzionamento dei gruppi di imprese lo hanno fatto prevalentemente utilizzando dicotomie o classificazioni monodimensionali (gruppi industriali verso gruppi finanziari; gruppi orizzontali verso gruppi verticali; etc.), che mal si adattano a cogliere la molteplicità di situazioni e di dimensioni che il termine gruppo di impresa sottende. In sintesi, tale contributo vuole mostrare la pluralità delle funzioni che possono svolgere i gruppi di imprese con l’obiettivo di: 1) comprendere che i gruppi di imprese non sono creati solo con l’obiettivo di migliorare l’efficienza e l’efficacia organizzativa, ma anche per altrettanto rilevanti finalità; 2) mostrare come ogni dicotomia utilizzata per descrivere ed interpretare il funzionamento dei gruppi tenda a sovrasemplificare il problema di come gestire le imprese che fanno parte del gruppo. Il lavoro si suddivide in sette paragrafi, uno per ognuna delle motivazioni alla base della diffusione delle strutture a gruppo: 1. il gruppo come moltiplicatore della capacità di controllo; 2. il gruppo come mercato misto (interno/esterno) dei capitali; 3. il gruppo come sistema di correlazione tra contributi e ricompense e come ripartitore dei rischi; 4. il gruppo come mercato interno dei beni e come ripartitore dei risultati reddituali; 5. il gruppo come mercato misto (interno/esterno) delle “competenze” e delle “risorse”; 6. il gruppo come strumento di gestione tributaria; 7. il gruppo come mix di forme giuridiche e di dimensioni. Nelle conclusioni vengono riprese le sette motivazioni che spingono alla adozione della struttura a gruppo con l’obiettivo di fornire suggerimenti operativi che facilitino la scelta tra le varie alternative.
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